Si chiama BLUP. È il mio nuovo singolo — il primo con un nome che non è solo un titolo. È un personaggio, un universo, un suono. Nato dal fondo del mare catanese.
Come è nato tutto
Dopo Rinse non mi sono fermato. Mi sono immerso ancora più in profondo. Avevo voglia di qualcosa di più fisico, più elettronico, più grande. Qualcosa che si sentisse nello stomaco prima ancora che nelle orecchie.
Il nome BLUP è venuto quasi da solo. È il suono che fa l'acqua quando qualcosa emerge dal fondo — onomatopeico, immediato, universale. E descrive esattamente quello che sento in questo singolo: qualcosa che stava sotto da tempo e adesso viene su.
Insieme al singolo è nata una mascotte — BLUP, una creatura del Mar Ionio con il corpo morbido come un peluche, gli occhi iridescenti e i ricami barocchi siciliani dorati sul petto. Catania dentro, in ogni senso. Il barocco siciliano è quella cosa che ti fa alzare gli occhi e pensare che qualcuno, secoli fa, ha deciso che anche una facciata di chiesa doveva essere una dichiarazione d'amore al mondo. Ho voluto mettere quella stessa ossessione per il dettaglio in questo progetto.
La direzione musicale
Ho passato settimane ad ascoltare ossessivamente tre nomi. Tame Impala — la loro capacità di fare psichedelia elettronica senza perdere il calore umano. Daft Punk — quella perfezione robotica che in qualche modo commuove ancora, trent'anni dopo. Chemical Brothers — il modo in cui costruiscono tensione con la batteria prima ancora che entri qualsiasi melodia.
Non sto cercando di copiare nessuno di loro. Sto cercando di capire cosa mi hanno insegnato sulla differenza tra musica elettronica che ti lascia freddo e musica elettronica che ti entra dentro. BLUP è il mio tentativo di stare dalla parte giusta.